Gli Stati Uniti sono senza dubbio uno dei mercati più importanti per lo sviluppo internazionale delle aziende italiane. La dimensione dell’economia americana, la solidità della domanda interna e la capacità di assorbire beni ad alto valore aggiunto, infatti, rendono il mercato statunitense una destinazione strategica per molte filiere del Made in Italy.
Negli ultimi anni, e in modo crescente nel contesto attuale, il rapporto economico tra Italia e Stati Uniti si è progressivamente consolidato su basi sempre più solide. Gli USA si confermano il principale mercato extra-UE per l’export italiano e uno dei contesti più dinamici per le aziende orientate all’internazionalizzazione.
Allo stesso tempo, il contesto globale sta diventando più complesso. L’evoluzione delle politiche commerciali, le tensioni geopolitiche e i cambiamenti nelle catene globali del valore stanno ridefinendo le condizioni di accesso ai mercati internazionali.
In questo quadro, il mercato statunitense non rappresenta soltanto una destinazione commerciale di rilievo, ma un contesto strategico che richiede alle aziende italiane scelte sempre più strutturate e consapevoli.
SCENARIO MACROECONOMICO USA: CRESCITA, INFLAZIONE, RISCHI E COMMERCIO
Secondo le analisi del Research Department di Intesa Sanpaolo, nonostante i rinnovati rischi geopolitici, l’economia statunitense continua a mostrare una buona capacità di resilienza rispetto ad altre economie avanzate. La crescita del PIL per il 2026 dovrebbe mantenersi su ritmi moderati, con un’espansione attesa intorno al 2%.
La domanda interna rimane uno dei principali motori dell’economia americana. A sostenerla contribuiscono anche importanti programmi di investimento nei settori delle infrastrutture e dell’innovazione tecnologica.
Accanto a questi elementi positivi, lo scenario macroeconomico resta caratterizzato da alcune fonti di incertezza. L’inflazione rimane superiore ai livelli target della Federal Reserve, e potrebbe salire ancora nei prossimi mesi per restare prossima al 3% nel 2026.
La politica monetaria rimane quindi prudente. Dopo i primi, cauti, tagli dei tassi dello scorso anno, la Federal Reserve mantiene un approccio prudente di monitoraggio dell’economia e dei prezzi per evitare nuove pressioni inflazionistiche.
Per le aziende esportatrici, questo scenario implica che le decisioni di pricing, investimento e presidio del mercato statunitense debbano essere assunte in un contesto di incertezza non più congiunturale, ma strutturale.
Nel frattempo, anche le politiche commerciali stanno evolvendo. Nel 2025 gli Stati Uniti hanno introdotto dazi generalizzati sulle importazioni, con una tariffa base compresa tra il 10% e il 15% su numerosi beni esteri, accompagnata da misure specifiche su alcuni settori.
Queste decisioni hanno avuto un impatto immediato sugli scambi internazionali. Nei primi nove mesi del 2025 il volume del commercio globale ha registrato una crescita del +4,5% su base annua, anche per effetto delle spedizioni anticipate a inizio anno prima dell’entrata in vigore delle nuove tariffe.
Nel medio periodo, tuttavia, il rafforzamento delle politiche protezionistiche potrebbe aumentare la volatilità degli scambi e influire sull’organizzazione delle catene globali del valore.
In tale contesto, l’accesso al mercato statunitense richiede alle aziende italiane un approccio più selettivo e proattivo, orientato alla gestione del rischio commerciale e alla costruzione di un presidio stabile nel tempo.
ITALIA–USA: RELAZIONI ECONOMICHE E QUADRO ISTITUZIONALE
Le relazioni economiche tra Italia e Stati Uniti sono solide e consolidate nel tempo. Il mercato americano rappresenta oggi uno dei principali sbocchi commerciali per le aziende italiane e uno dei contesti più rilevanti per lo sviluppo degli investimenti internazionali.
Nel 2025, secondo le rilevazioni ISTAT, l’interscambio commerciale tra i due Paesi ha superato i 105 miliardi di euro, sostenuto dalla crescita delle esportazioni italiane verso gli Stati Uniti, aumentate di oltre il 7% su base annua.
Le vendite di beni italiani sul mercato statunitense rappresentano il 10,8% dell’export complessivo italiano, confermando gli USA come secondo mercato di sbocco dell’export italiano e primo al di fuori dell’Unione Europea.
Anche nel 2025 il saldo commerciale si è mantenuto ampiamente positivo per l’Italia, grazie al contributo dei settori a maggiore valore aggiunto, anche se in ridimensionamento rispetto all’anno precedente per via dell’ampio incremento degli acquisti di beni statunitensi.
Il legame tra le due economie emerge anche sul fronte degli investimenti. Gli Stati Uniti rappresentano infatti la prima destinazione estera per le imprese italiane, con circa 3.050 aziende a controllo italiano presenti nel Paese e oltre 135.000 addetti.
Parallelamente, in Italia operano oltre 2.500 imprese a partecipazione statunitense, con circa 370.000 dipendenti, segno di un’elevata integrazione tra i due sistemi economici.
NORMATIVE E ACCORDI ECONOMICI TRA EUROPA E STATI UNITI
Il commercio tra Italia e Stati Uniti si inserisce nel quadro più ampio delle relazioni economiche tra Unione Europea e Stati Uniti. Pur non esistendo un accordo di libero scambio bilaterale specifico tra Italia e USA, nel tempo è stato costruito un sistema di strumenti normativi e fiscali che favorisce gli scambi e gli investimenti tra le due economie.
Uno degli elementi più rilevanti è rappresentato dalla Convenzione contro le doppie imposizioni sul reddito, firmata nel 1999 e successivamente aggiornata nel 2009, che consente di evitare la doppia tassazione per imprese e investitori attivi in entrambi i Paesi. A questo si affianca l’accordo FATCA (Foreign Account Tax Compliance Act), introdotto nel 2014 per rafforzare la cooperazione tra le autorità fiscali e migliorare la trasparenza finanziaria internazionale.
Negli ultimi anni l’attenzione delle istituzioni si è concentrata anche sull’evoluzione delle politiche commerciali e sull’impatto delle misure tariffarie. In questo contesto, nel 2025 è stata istituita una Task Force Dazi permanente, promossa dal Ministero degli Affari Esteri, con l’obiettivo di monitorare l’applicazione delle tariffe e supportare le imprese italiane nel caso di nuove barriere commerciali.
Accanto al quadro normativo, le aziende possono contare su una rete istituzionale attiva negli Stati Uniti composta da Ambasciata, Consolati, Agenzia ICE e Camere di Commercio Italiane negli USA che svolgono un ruolo importante nel facilitare le relazioni economiche e promuovere la presenza delle aziende italiane sul mercato americano.