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Import-Export: le prospettive 2026 tra rischi geopolitici, transizione tecnologica e mercati in evoluzione

Scenario macroeconomico globale, dinamiche europee e italiane e implicazioni per le imprese secondo il Research Department di Intesa Sanpaolo
04.02.2026

Il commercio internazionale è uno dei principali indicatori dello stato di salute dell’economia globale. Nel 2026, tuttavia, il suo ruolo si colloca in un contesto diverso rispetto al passato: non tanto come fattore di accelerazione della crescita, quanto come ambito in cui si riflettono con maggiore chiarezza le trasformazioni in corso a livello economico, geopolitico e tecnologico.

Le aziende operano in uno scenario in cui gli scambi non si interrompono, ma diventano più selettivi e meno omogenei tra le diverse aree del mondo. Le catene del valore si riorganizzano, le politiche industriali tornano centrali e le decisioni dei governi in materia commerciale influenzano in modo diretto la direzione dei flussi import-export. Secondo lo Scenario Macroeconomico di dicembre 2025 del Research Department di Intesa Sanpaolo, il 2026 si inserisce in una fase di transizione caratterizzata da una crescita globale positiva ma in rallentamento e da una dinamica degli scambi meno vivace rispetto al passato. In questo contesto, comprendere l’evoluzione delle principali geografie e dei settori chiave del commercio internazionale diventa un elemento essenziale per orientare le strategie di internazionalizzazione delle aziende.
 

 

UN COMMERCIO MONDIALE MENO DINAMICO APRE UNA FASE DI RIALLOCAZIONE DEI FLUSSI
 

Secondo i dati dell ’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO) il 2025 ha mostrato una crescita dei volumi di scambio di merci pari a +2,4%, mentre il commercio mondiale è atteso rallentare in modo significativo nel 2026. Le più recenti stime indicano un incremento limitato a +0,5%, un netto ridimensionamento rispetto alle attese precedenti.

Il recupero del 2025 è stato sostenuto da fattori in larga parte temporanei. Nella prima metà dell’anno, molti importatori – in particolare negli Stati Uniti – hanno anticipato gli acquisti in vista dell’introduzione di nuovi dazi, determinando un aumento degli scambi pari a +4,9% su base annua nel primo semestre. A questo si è aggiunta la forte espansione della spesa globale per beni legati all’Intelligenza Artificiale, dai semiconduttori ai server, che ha contribuito in misura rilevante alla crescita del commercio mondiale.

Nel 2026 questi impulsi si attenuano. Il Research Department di Intesa Sanpaolo evidenzia come il combinarsi di una crescita economica più moderata e di politiche commerciali più restrittive riduca la capacità del commercio internazionale di fungere da motore dell’economia globale. I servizi assumono un ruolo crescente, mentre gli scambi di beni risentono di un contesto più frammentato e meno elastico.
 

 

GLI STATI UNITI, TRA RESILIENZA ECONOMICA E INCERTEZZA PER GLI SCAMBI INTERNAZIONALI
 

L’economia statunitense continua a mostrare una resilienza superiore alle attese, sostenuta dagli investimenti in infrastrutture digitali e tecnologie legate all’Intelligenza Artificiale. Allo stesso tempo, emerge una crescente eterogeneità nella domanda interna: i consumi delle fasce di reddito più elevate restano solidi, mentre quelli delle famiglie a reddito medio-basso mostrano segnali di rallentamento.

Sul fronte del commercio estero, il quadro resta caratterizzato da un’elevata incertezza. L’introduzione, a partire dal 2025, di nuovi dazi generalizzati sulle importazioni ha inciso direttamente sui flussi internazionali. Nel breve periodo, queste misure hanno incentivato il front-loading; nel 2026, invece, il rischio è un indebolimento della domanda estera e una maggiore volatilità degli scambi.

Per le aziende europee e italiane, gli Stati Uniti restano un mercato strategico, ma sempre più esposto a shock esogeni e a un regime commerciale meno prevedibile.


 

LA CINA ALLE PRESE CON UN RIEQUILIBRIO  DELLA CRESCITA E NUOVE DIRETTRICI COMMERCIALI
 

Secondo il Research Department di Intesa Sanpaolo, nel 2026 la Cina affronta una fase di rallentamento più strutturale, con una crescita del PIL stimata intorno al 4,5%. Il settore immobiliare continua a rappresentare un elemento di fragilità, mentre le misure di stimolo si concentrano su tecnologia, digitalizzazione e investimenti ad alto valore aggiunto.

Le esportazioni cinesi mostrano una certa resilienza, sostenute dall’anticipo degli ordini e da un cambio più debole. Parallelamente, si rafforza il fenomeno della riallocazione dei flussi: parte della sovracapacità produttiva viene reindirizzata verso Europa, Asia e Africa, compensando la contrazione delle vendite verso gli Stati Uniti.

Questa dinamica aumenta la pressione competitiva sui mercati europei, con effetti diretti sulla crescita e sull’inflazione e implicazioni rilevanti per le imprese manifatturiere.

 



L’ EUROPA IN UN CONTESTO DI SCAMBI MENO DINAMICI E CRESCENTE PRESSIONE COMPETITIVA



Per il Research Department di Intesa Sanpaolo, nel nuovo anno l’area euro mantiene una crescita contenuta, con un PIL atteso in aumento dell’1,1%, penalizzato dalla debolezza della domanda esterna e dalla concorrenza asiatica. Le esportazioni nette continuano a rappresentare un freno alla crescita, mentre gli investimenti in macchinari e impianti mostrano segnali di graduale recupero.

Secondo i dati ICE, l’Unione Europea resta un attore centrale nel commercio mondiale, con una quota pari al 16,3% delle esportazioni globali di beni e servizi nel 2024, al netto degli scambi intra-UE. Negli ultimi anni si rafforza in particolare la componente dei servizi, mentre la quota sui beni evidenzia una lieve flessione.

I dati mensili a disposizione relativi ai primi 11 mesi dell’anno suggeriscono che nel 2025 la crescita delle esportazioni di beni potrebbe aver raggiunto il 3%.

Alcuni comparti mostrano una maggiore capacità di tenuta. La farmaceutica rappresenta oggi quasi il 12% dell’export UE e ha registrato una crescita media annua dell’8,6% nell’ultimo decennio. Restano invece più in difficoltà settori come l’automotive e parte della meccanica, penalizzati dalla transizione tecnologica e dall’incertezza delle politiche commerciali.

 

ITALIA: EXPORT IN RIPRESA GRADUALE E IMPORT IN AUMENTO IN UNO SCENARIO SEMPRE PIÙ COMPETITIVO


L’Italia affronta il 2026 in uno scenario di ripresa graduale del commercio estero, caratterizzato da un export in miglioramento ma da un import più dinamico.

Nel 2026 il PIL italiano è atteso accelerare moderatamente, con una crescita stimata pari a +0,8%, sostenuta dagli investimenti non residenziali. Sul fronte del commercio estero, l’export italiano arriva da livelli storicamente elevati: nel 2025 le esportazioni di beni potrebbero superare i 640 miliardi di euro, in crescita rispetto all’anno precedente.

Il rallentamento della Germania, primo partner commerciale dell’Italia, ha inciso in modo significativo sui flussi, ma il 2025 potrebbe chiudersi con una crescita dell’export verso questo mercato di circa il 2%. Nel complesso, su scala globale alcuni settori di punta, come automotive e sistema moda, hanno mostrato segnali di debolezza, mentre altri comparti –farmaceutica e altri mezzi di trasporto in primis – hanno continuato a sostenere le vendite all’estero.

In realtà le previsioni dello scenario macroeconomico vedono esportazioni in modesta crescita, intorno allo 0,2% nel 2026 prima di una riaccelerazione verso il 2% nel 2027.

Sul lato import. la ripresa, seppur moderata, della domanda interna e degli investimenti tende a sostenere una crescita delle importazioni più dinamica rispetto a quella delle esportazioni.

Un elemento di supporto importante è rappresentato dal ridimensionamento dei prezzi energetici rispetto ai picchi degli anni precedenti. La minore spesa per l’importazione di energia contribuisce a mantenere la bilancia commerciale in territorio positivo e libera risorse per l’acquisto di beni intermedi e strumentali. Il saldo commerciale resta così uno dei punti di forza strutturali dell’economia italiana, con un avanzo stimato intorno al 2,0% del PIL.

Resta tuttavia centrale il monitoraggio di alcuni fattori di rischio, come le dinamiche valutarie, l’evoluzione dei prezzi delle materie prime e le tensioni geopolitiche, che possono incidere rapidamente sul valore delle importazioni e sul surplus commerciale.

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LE TRASFORMAZIONI STRUTTURALI CHE RIDEFINISCONO I FLUSSI GLOBALI

Nel 2026 i flussi di import-export sono sempre più influenzati da fattori strutturali che vanno oltre la dinamica ciclica dell’economia globale. La transizione tecnologica, l’evoluzione delle catene del valore, la gestione delle materie prime e il permanere di rischi geopolitici contribuiscono a ridisegnare in modo profondo la geografia degli scambi commerciali. In questo contesto, la capacità di adattamento diventa un elemento determinante per la competitività delle aziende sui mercati internazionali.

 

Transizione tecnologica e Intelligenza Artificiale


Gli investimenti in digitalizzazione e Intelligenza Artificiale stanno incidendo in misura crescente sulla struttura produttiva e sui flussi commerciali globali, con effetti differenziati tra le principali aree economiche.

Secondo lo scenario macroeconomico di Intesa Sanpaolo, l’impatto dell’IA sulla produttività può variare sensibilmente: le stime più prudenti indicano un contributo annuo inferiore allo 0,1% sul PIL, mentre quelle più ottimistiche arrivano fino all’1,3% su base decennale; nell’Eurozona, la BCE stima un beneficio medio di circa lo 0,35% annuo.

Nel breve periodo, gli effetti si concentrano soprattutto sugli investimenti upstream – infrastrutture digitali, data center, automazione industriale – con gli Stati Uniti in posizione di leadership. Nel medio termine, la diffusione dell’IA può favorire fenomeni di reshoring e una riorganizzazione delle catene globali del valore, incidendo direttamente sulle strategie di export e import delle imprese.
 

Catene globali del valore, reshoring e regionalizzazione degli scambi


La crescente incertezza geopolitica e le tensioni commerciali spingono molte aziende a rivedere le proprie catene di fornitura, privilegiando criteri di resilienza e affidabilità. Il reshoring e il near-shoring si affermano come risposte strategiche per ridurre la dipendenza da fornitori lontani o considerati a rischio.

Questo processo comporta una minore elasticità degli scambi internazionali e una maggiore regionalizzazione dei flussi. In tale contesto, l’Europa e l’Italia possono cogliere opportunità nella rilocalizzazione di produzioni ad alto valore aggiunto, in particolare nei settori tecnologici, green e farmaceutici. Le imprese che investono in automazione, digitalizzazione e sostenibilità risultano meglio posizionate per intercettare la domanda generata da questi nuovi paradigmi produttivi.
 

Materie prime, hard assets e transizione energetica


Le dinamiche delle materie prime continuano a rappresentare un fattore chiave per i flussi commerciali. L’incertezza geopolitica sostiene la domanda di hard assets e di materie prime energetiche e industriali, con metalli come oro e rame su livelli storicamente elevati. Nel 2026 il prezzo del Brent si stabilizza in un intervallo compreso tra 50 e 70 dollari al barile, mentre il gas naturale mostra andamenti divergenti tra Stati Uniti ed Europa.

In parallelo, la transizione energetica e la crescente attenzione alla sostenibilità ambientale influenzano in modo sempre più diretto le scelte di investimento e di approvvigionamento. La normalizzazione dei prezzi energetici e la diffusione di tecnologie a basso impatto ambientale contribuiscono a moderare le pressioni inflazionistiche e a sostenere la competitività delle imprese europee. Per le aziende, investire in efficienza energetica, economia circolare e certificazioni ambientali diventa un fattore abilitante per l’accesso ai mercati esteri.
 

Rischi geopolitici e riallocazione dei flussi commerciali


Il quadro resta infine condizionato da rischi geopolitici rilevanti. La prosecuzione dei conflitti in Ucraina e in Medio Oriente, le tensioni su Taiwan e l’evoluzione delle politiche commerciali statunitensi rappresentano variabili in grado di alterare rapidamente i flussi import-export nel corso del 2026. In questo contesto si inserisce anche il fenomeno della trade diversion cinese: la riallocazione della sovracapacità produttiva verso Europa e altri mercati aumenta la penetrazione dei beni cinesi, con effetti potenziali sulla crescita e sull’inflazione europee e sulla pressione competitiva per le imprese locali.

Nel complesso, il 2026 si profila come un anno di transizione in cui la resilienza delle economie avanzate e delle aziende sarà messa alla prova da nuove pressioni competitive e da cambiamenti strutturali nei flussi commerciali. Digitalizzazione, sostenibilità e capacità di gestione dell’incertezza emergono come le principali leve strategiche per affrontare un contesto internazionale più complesso ma ancora ricco di opportunità selettive.



IMPRESE ITALIANE E IMPORT-EXPORT: LEVE COMPETITIVE IN UNO SCENARIO PIÙ SELETTIVO

Alla luce delle trasformazioni strutturali in atto, il 2026 si configura come un anno complesso ma non privo di opportunità per le imprese italiane attive sui mercati internazionali. In un contesto di crescita globale moderata e di flussi commerciali meno dinamici, la capacità di distinguersi passa sempre più dalla qualità delle scelte strategiche e dalla rapidità di adattamento ai cambiamenti di scenario, più che dall’espansione dei volumi.

Per le aziende, alcune leve competitive assumono un ruolo centrale nel tradurre lo scenario in azioni concrete:

  • Digitalizzazione e Intelligenza Artificiale come strumenti operativi per migliorare produttività, efficienza dei processi e presidio delle filiere internazionali;
  • Diversificazione dei mercati di sbocco, per ridurre la dipendenza da aree più esposte a incertezza regolatoria o a pressioni competitive crescenti;
  • Sostenibilità e qualità delle produzioni come fattori distintivi nelle relazioni commerciali e nelle scelte dei buyer internazionali;
  • Partnership, reti e filiere per rafforzare la struttura finanziaria e organizzativa e presentarsi in modo più solido e credibile sui mercati esteri.

 

 

RISCHI, DAZI E STRATEGIE DI ADATTAMENTO NEI MERCATI INTERNAZIONALI

Accanto alle leve di crescita, il contesto del 2026 richiede una gestione attenta dei rischi. L’evoluzione delle politiche commerciali statunitensi, dopo la fase di anticipazione degli scambi che ha sostenuto temporaneamente i flussi nel 2025, può tradursi in una domanda estera più debole verso l’Italia, con effetti più marcati nei settori maggiormente esposti a quel mercato.

In questo scenario, la resilienza delle imprese dipende dalla capacità di integrare la dimensione commerciale con quella finanziaria e organizzativa. Rafforzare la presenza in mercati alternativi, investire in innovazione di prodotto e di processo, sviluppare competenze digitali e potenziare i canali di presenza online diventano scelte strategiche per mitigare l’incertezza. Allo stesso tempo, una gestione strutturata dei rischi di cambio, credito e supply chain, accompagnata da un monitoraggio continuo dei mercati target e delle evoluzioni normative, consente di affrontare con maggiore solidità un contesto internazionale in trasformazione.

In definitiva, le imprese italiane possono trasformare le sfide del 2026 in opportunità di crescita selettiva sui mercati internazionali. La chiave sarà leggere con continuità lo scenario, investire in tecnologia e sostenibilità e costruire alleanze strategiche in grado di rafforzare il posizionamento competitivo nella nuova geografia dei flussi import-export.


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