Il commercio internazionale è uno dei principali indicatori dello stato di salute dell’economia globale. Nel 2026, tuttavia, il suo ruolo si colloca in un contesto diverso rispetto al passato: non tanto come fattore di accelerazione della crescita, quanto come ambito in cui si riflettono con maggiore chiarezza le trasformazioni in corso a livello economico, geopolitico e tecnologico.
Le aziende operano in uno scenario in cui gli scambi non si interrompono, ma diventano più selettivi e meno omogenei tra le diverse aree del mondo. Le catene del valore si riorganizzano, le politiche industriali tornano centrali e le decisioni dei governi in materia commerciale influenzano in modo diretto la direzione dei flussi import-export. Secondo lo Scenario Macroeconomico di dicembre 2025 del Research Department di Intesa Sanpaolo, il 2026 si inserisce in una fase di transizione caratterizzata da una crescita globale positiva ma in rallentamento e da una dinamica degli scambi meno vivace rispetto al passato. In questo contesto, comprendere l’evoluzione delle principali geografie e dei settori chiave del commercio internazionale diventa un elemento essenziale per orientare le strategie di internazionalizzazione delle aziende.
UN COMMERCIO MONDIALE MENO DINAMICO APRE UNA FASE DI RIALLOCAZIONE DEI FLUSSI
Secondo i dati dell ’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO) il 2025 ha mostrato una crescita dei volumi di scambio di merci pari a +2,4%, mentre il commercio mondiale è atteso rallentare in modo significativo nel 2026. Le più recenti stime indicano un incremento limitato a +0,5%, un netto ridimensionamento rispetto alle attese precedenti.
Il recupero del 2025 è stato sostenuto da fattori in larga parte temporanei. Nella prima metà dell’anno, molti importatori – in particolare negli Stati Uniti – hanno anticipato gli acquisti in vista dell’introduzione di nuovi dazi, determinando un aumento degli scambi pari a +4,9% su base annua nel primo semestre. A questo si è aggiunta la forte espansione della spesa globale per beni legati all’Intelligenza Artificiale, dai semiconduttori ai server, che ha contribuito in misura rilevante alla crescita del commercio mondiale.
Nel 2026 questi impulsi si attenuano. Il Research Department di Intesa Sanpaolo evidenzia come il combinarsi di una crescita economica più moderata e di politiche commerciali più restrittive riduca la capacità del commercio internazionale di fungere da motore dell’economia globale. I servizi assumono un ruolo crescente, mentre gli scambi di beni risentono di un contesto più frammentato e meno elastico.
GLI STATI UNITI, TRA RESILIENZA ECONOMICA E INCERTEZZA PER GLI SCAMBI INTERNAZIONALI
L’economia statunitense continua a mostrare una resilienza superiore alle attese, sostenuta dagli investimenti in infrastrutture digitali e tecnologie legate all’Intelligenza Artificiale. Allo stesso tempo, emerge una crescente eterogeneità nella domanda interna: i consumi delle fasce di reddito più elevate restano solidi, mentre quelli delle famiglie a reddito medio-basso mostrano segnali di rallentamento.
Sul fronte del commercio estero, il quadro resta caratterizzato da un’elevata incertezza. L’introduzione, a partire dal 2025, di nuovi dazi generalizzati sulle importazioni ha inciso direttamente sui flussi internazionali. Nel breve periodo, queste misure hanno incentivato il front-loading; nel 2026, invece, il rischio è un indebolimento della domanda estera e una maggiore volatilità degli scambi.
Per le aziende europee e italiane, gli Stati Uniti restano un mercato strategico, ma sempre più esposto a shock esogeni e a un regime commerciale meno prevedibile.
LA CINA ALLE PRESE CON UN RIEQUILIBRIO DELLA CRESCITA E NUOVE DIRETTRICI COMMERCIALI
Secondo il Research Department di Intesa Sanpaolo, nel 2026 la Cina affronta una fase di rallentamento più strutturale, con una crescita del PIL stimata intorno al 4,5%. Il settore immobiliare continua a rappresentare un elemento di fragilità, mentre le misure di stimolo si concentrano su tecnologia, digitalizzazione e investimenti ad alto valore aggiunto.
Le esportazioni cinesi mostrano una certa resilienza, sostenute dall’anticipo degli ordini e da un cambio più debole. Parallelamente, si rafforza il fenomeno della riallocazione dei flussi: parte della sovracapacità produttiva viene reindirizzata verso Europa, Asia e Africa, compensando la contrazione delle vendite verso gli Stati Uniti.
Questa dinamica aumenta la pressione competitiva sui mercati europei, con effetti diretti sulla crescita e sull’inflazione e implicazioni rilevanti per le imprese manifatturiere.
L’ EUROPA IN UN CONTESTO DI SCAMBI MENO DINAMICI E CRESCENTE PRESSIONE COMPETITIVA
Per il Research Department di Intesa Sanpaolo, nel nuovo anno l’area euro mantiene una crescita contenuta, con un PIL atteso in aumento dell’1,1%, penalizzato dalla debolezza della domanda esterna e dalla concorrenza asiatica. Le esportazioni nette continuano a rappresentare un freno alla crescita, mentre gli investimenti in macchinari e impianti mostrano segnali di graduale recupero.
Secondo i dati ICE, l’Unione Europea resta un attore centrale nel commercio mondiale, con una quota pari al 16,3% delle esportazioni globali di beni e servizi nel 2024, al netto degli scambi intra-UE. Negli ultimi anni si rafforza in particolare la componente dei servizi, mentre la quota sui beni evidenzia una lieve flessione.
I dati mensili a disposizione relativi ai primi 11 mesi dell’anno suggeriscono che nel 2025 la crescita delle esportazioni di beni potrebbe aver raggiunto il 3%.
Alcuni comparti mostrano una maggiore capacità di tenuta. La farmaceutica rappresenta oggi quasi il 12% dell’export UE e ha registrato una crescita media annua dell’8,6% nell’ultimo decennio. Restano invece più in difficoltà settori come l’automotive e parte della meccanica, penalizzati dalla transizione tecnologica e dall’incertezza delle politiche commerciali.
ITALIA: EXPORT IN RIPRESA GRADUALE E IMPORT IN AUMENTO IN UNO SCENARIO SEMPRE PIÙ COMPETITIVO
L’Italia affronta il 2026 in uno scenario di ripresa graduale del commercio estero, caratterizzato da un export in miglioramento ma da un import più dinamico.
Nel 2026 il PIL italiano è atteso accelerare moderatamente, con una crescita stimata pari a +0,8%, sostenuta dagli investimenti non residenziali. Sul fronte del commercio estero, l’export italiano arriva da livelli storicamente elevati: nel 2025 le esportazioni di beni potrebbero superare i 640 miliardi di euro, in crescita rispetto all’anno precedente.
Il rallentamento della Germania, primo partner commerciale dell’Italia, ha inciso in modo significativo sui flussi, ma il 2025 potrebbe chiudersi con una crescita dell’export verso questo mercato di circa il 2%. Nel complesso, su scala globale alcuni settori di punta, come automotive e sistema moda, hanno mostrato segnali di debolezza, mentre altri comparti –farmaceutica e altri mezzi di trasporto in primis – hanno continuato a sostenere le vendite all’estero.
In realtà le previsioni dello scenario macroeconomico vedono esportazioni in modesta crescita, intorno allo 0,2% nel 2026 prima di una riaccelerazione verso il 2% nel 2027.
Sul lato import. la ripresa, seppur moderata, della domanda interna e degli investimenti tende a sostenere una crescita delle importazioni più dinamica rispetto a quella delle esportazioni.
Un elemento di supporto importante è rappresentato dal ridimensionamento dei prezzi energetici rispetto ai picchi degli anni precedenti. La minore spesa per l’importazione di energia contribuisce a mantenere la bilancia commerciale in territorio positivo e libera risorse per l’acquisto di beni intermedi e strumentali. Il saldo commerciale resta così uno dei punti di forza strutturali dell’economia italiana, con un avanzo stimato intorno al 2,0% del PIL.
Resta tuttavia centrale il monitoraggio di alcuni fattori di rischio, come le dinamiche valutarie, l’evoluzione dei prezzi delle materie prime e le tensioni geopolitiche, che possono incidere rapidamente sul valore delle importazioni e sul surplus commerciale.