Il 2025 ha rappresentato un passaggio cruciale nel percorso di trasformazione digitale delle aziende europee. A metà del Decennio Digitale 2030, l’Unione Europea è entrata in una fase di verifica concreta dei risultati: non più soltanto strategie, programmi e annunci, ma indicatori misurabili capaci di restituire una fotografia attendibile del livello di avanzamento del sistema produttivo rispetto agli obiettivi fissati. Tra questi, uno dei più rilevanti riguarda la diffusione delle competenze e delle tecnologie digitali nelle imprese, con il target di almeno il 90% di aziende con un livello base di digitalizzazione entro il 2030, come previsto dal Digital Decade Policy Programme.
Letti oggi, i dati del 2025 restituiscono l’immagine di un tessuto imprenditoriale che ha effettivamente accelerato, anche grazie agli investimenti del PNRR e ai programmi europei, ma che continua a muoversi a due velocità. Da un lato, un numero crescente di aziende ha rafforzato l’adozione delle tecnologie digitali core; dall’altro, permangono divari strutturali che rischiano di rallentare la convergenza verso i target europei.
Rileggere il 2025 in questa prospettiva consente quindi di comprendere a che punto si è arrivati lungo il percorso verso il 2030, quali tecnologie hanno inciso maggiormente sull’evoluzione dei modelli produttivi e quali criticità restano aperte. Un passaggio fondamentale per valutare se l’accelerazione registrata negli ultimi anni sia sufficiente a garantire, anche nel medio periodo, la competitività del sistema imprenditoriale italiano nel contesto europeo.
DIGITALIZZAZIONE DI BASE: UN’ ACCELERAZIONE EVIDENTE, MA NON ANCORA RISOLUTIVA
Nel biennio 2023–2025 la digitalizzazione delle aziende italiane ha registrato un’accelerazione significativa. Secondo lo studio Imprese e ICT 2025 di ISTAT, nel 2025 la quota di imprese con almeno 10 addetti che ha raggiunto un livello base di digitalizzazione si avvicina a circa otto imprese su dieci. Si tratta di un progresso rilevante, soprattutto se confrontato con la situazione di partenza: nel 2023 l’Italia si collocava al 61%, già leggermente sopra la media UE, ma ancora distante dal target del 90% fissato per il 2030.
La crescita osservata nel biennio successivo segnala un cambio di passo concreto, coerente con la spinta esercitata dagli incentivi pubblici e dai programmi di accompagnamento alla digitalizzazione. Tuttavia, il dato aggregato va letto con attenzione. L’avanzamento non è uniforme e tende a concentrarsi soprattutto tra le aziende di dimensioni medio-grandi, mentre una parte significativa del tessuto produttivo italiano, composto in larga parte da PMI, fatica ancora a superare la soglia minima richiesta dal Decennio Digitale.
Secondo le rilevazioni Eurostat e il Digital Decade Country Report, l’Italia cresce più rapidamente della media europea, ma resta indietro su AI, automazione e maturità dei processi digital‑first. In Europa la diffusione dell’AI è prossima a un’impresa su cinque, mentre l’Italia è ancora sotto questa soglia, pur mostrando un recupero negli ultimi anni.
In prospettiva 2030, questo elemento rappresenta un nodo strategico. La sfida non è solo aumentare il numero di imprese digitalizzate, ma rendere la digitalizzazione strutturale e diffusa lungo l’intero sistema produttivo, evitando che il divario tra aziende più avanzate e realtà meno mature si cristallizzi nel tempo.
TECNOLOGIE DIGITALI CORE: CLOUD, DATI E AI COME CATENA DEL VALORE
Quando si parla di tecnologie digitali core, non ci si riferisce a singoli strumenti o soluzioni verticali, ma a un insieme di tecnologie trasversali che costituiscono l’ossatura della trasformazione digitale delle aziende. In questo perimetro rientrano principalmente Cloud Computing, Data Analytics, automazione dei processi e Intelligenza Artificiale, ovvero quelle tecnologie che abilitano in modo strutturale nuovi modelli operativi, decisionali e organizzativi.
Secondo ISTAT, l’adozione di queste tecnologie procede in modo sempre più integrato.
- Cloud come base infrastrutturale: abilita scalabilità e accesso a servizi avanzati.
- Data Analytics come leva decisionale: trasforma grandi volumi di dati in insight operativi rapidi e predittivi.
- Automazione dei processi: riduce attività ripetitive e aumenta l’efficienza.
- AI come “livello intelligente” della catena digitale: introduce analisi predittiva e supporto decisionale in tempo reale.
Questa catena del valore digitale è centrale nella visione del Decennio Digitale 2030, che non misura il progresso solo in termini di adozione tecnologica, ma nella capacità delle aziende di utilizzare le tecnologie core in modo coordinato per generare produttività, resilienza e competitività. Nel contesto italiano, tuttavia, questa integrazione resta ancora parziale. Se cloud e data analytics risultano ormai ampiamente diffusi, l’AI è spesso utilizzata come strumento circoscritto o in fase sperimentale, senza una piena integrazione end-to-end nei processi aziendali. Il divario con le economie europee più mature riguarda quindi meno l’accesso alle tecnologie e più la capacità di orchestrare in modo sistemico le diverse componenti digitali.
SETTORI LEADER E TRAIETTORIE DI ADOZIONE DIFFERENZIATE
L’analisi settoriale di ISTAT conferma che la digitalizzazione procede secondo traiettorie differenti. Nel 2025 si distinguono alcuni settori leader, caratterizzati da una maggiore capacità di integrare le tecnologie digitali core, inclusa l’Intelligenza Artificiale. In testa si collocano ICT e telecomunicazioni, che mostrano livelli elevati di utilizzo di cloud, analytics e AI già integrate nei processi operativi.
Seguono energia e utility, dove la combinazione di dati, automazione e AI consente di ottimizzare reti, manutenzione e gestione dei consumi. Nei servizi professionali e tecnici, l’AI viene utilizzata come supporto alle attività ad alta intensità di conoscenza, affiancando strumenti di analisi e piattaforme collaborative.
Diverso il posizionamento di commercio e turismo, che emergono come i settori più dinamici sul fronte customer-facing, ma ancora meno avanzati nell’adozione dell’AI e delle tecnologie di back-end. Questa polarizzazione settoriale rappresenta una delle principali criticità nel percorso di avvicinamento agli obiettivi del 2030.